Trent'anni di sfascio scolastico

 

Non ci vuol molto a capire che la Scuola in Italia non funziona. Ma non si tratta di un'affermazione gratuita nata in tempi recenti da ambienti politicamente definiti. Né si può addossare la responsabilità del pauroso degrado culturale che ci sta travolgendo, a questa o a quella corrente di pensiero; ho imparato a NON CREDERE alle cosidette "riforme", che vengano da Destra o da Sinistra. Si tratta di una distruzione sistematica dei valori, degli obbiettivi, delle potenzialità di un Istituto che è alla base del Sistema e che ne rappresenta la struttura portante che ne determina la stessa qualità, allo scopo di impedire una eccessiva crescita culturale delle masse che porterebbe inevitabilmente ad una presa di coscienza del Popolo che ostacolerebbe inevitabilmente il percorso politico dei Governanti di turno. E così se il medico sbaglia diagnosi; se cedono le strutture portanti di un edificio; se siamo costretti a subire le angherie e le lungaggini della burocrazia; se si fanno scelte sbagliate in politica, alla base di tutto c'é una Scuola che non prepara, non insegna, non corregge gli errori, non indica soluzioni valide, non addita valori. Una Scuola che è sempre stata considerata dallo Stato uno scomodo e costoso carrozzone, anzichè un crogiuolo di civiltà; una palla al piede dell'economia; un comodo ricettacolo per scansafatiche; un ostacolo da superare per ottenere il "pezzo di carta" per lavorare. Gli insegnanti, sempre malvisti, considerati lavoratori "fortunati" perchè obbligati a poche ore di lavoro (e a molti mesi di vacanza); gente spesso assolutamente impreparata a svolgere un compito così impegnativo e delicato e, quindi, anche troppo considerati sul piano economico anche dagli stessi Sindacati che li rappresentano, oggi spesso poco attivi.
Nei miei trentasette anni di esperienza come insegnante posso testimoniare che lo sfacelo progressivo della Scuola si é perpetrato in modo strisciante attraverso una serie di nefaste decisioni che sono state sempre additate come azioni migliorative del sistema scolastico, né poteva essere diversamente, com'é ovvio. E a prendere tali decisioni sono stati i numerosissimi governi che si sono succeduti fin dai tempi dell'immediato dopoguerra, quand'ero dall'altra parte del fossato che divide i discenti dai docenti, fossato oggi diventato baratro profondissimo nella maggior parte dei casi, salvo rare eccezioni. E, come detto, parallelamente e inevitabilmente, si é consumato il progressivo abbrutimento della Società che tocca oggi livelli paurosi di superficialità, inettitudine, bellicosità, mancanza di civismo, incapacità di discernere i valori della vita, mettendo sul piedistallo quanto di più inverosimilmente vuoto, illusorio, inutile esiste al mondo; completamente asservita ai mass media e incapace di scelte ragionate, di scelte obbiettive basate sulla Storia, sul tristissimo passato recente i cui giorni drammaticamente disgraziati sono stati pressoché dimenticati, proprio perchè la Scuola é incapace di trasmetterne la memoria e, quando lo fa, presenta i fatti in modo irrazionale, addirittura "fiabesco", non curandosi di collegare la memoria storica con la realtà oggettiva dell'oggi, perpetrando gli errori di un tempo e aggravandoli con nuove bestialità. Se chi legge sta pensando che sto esagerando e che da parte dei Governi sia una cosa del tutto normale fare in modo di accrescere le potenzialità dell'Istituzione scolastica, legga ciò che Leone Tolstoj scriveva in proposito nel suo libro "PIACERI CRUDELI" di cui riporto alcune affermazioni che sembrano scritte nei nostri tempi: "..... i Governi, naturalmente, fan mostra verso di loro (le persone che si occupano e lottano per la pace - n.d.r.) di grande simpatia, e fingono di incoraggiarle, così come fingono di proteggere la società... mentre è notorio che i Governi vivono...sull'ubriachezza dei popoli; così come fingono di proteggere l'istruzione, MENTRE LA LORO FORZA e' BASATA SULL' IGNORANZA: simulano di proteggere la libertà e la costituzione, quando invece il potere si mantiene in grazia della mancanza di libertà; e fingono di sostenere il cristianesimo, mentre il cristianesimo distrugge ogni governo....ben lontani dal distruggere l'ignoranza, si fa di tutto per accrescerla... della condizione degli operai, ma asservendoli sempre di più...l'educazione di certi ragazzi del nostro tempo ci dovrebbe atterrire: Soltanto i più implacabili nemici potrebbero inulcar loro l'imbecillità ed i vizi, che invece essi debbono unicamente ai genitori e specialmente alle madri..."
Non so spiegarmi del tutto il perché di questa assurdità ma presumo si tratti di un fatto connesso alla natura dell' HOMO, così poco SAPIENS... Ma questo mi porterebbe molto lontano dallo specifico, oggetto di queste mie considerazioni. Rimane il fatto che, inspiegabilmente, la Scuola é progressivamente scivolata nel fondo di un pozzo da cui dubito riesca a risalire in tempi brevi... Ho comunque avuto modo di notare che c'é sempre stata la tendenza a rendere "più facile" il percorso educativo agli studenti, intenzione apparentemente lodevole, ma in realtà nefasta nei risultati pratici per gli stessi studenti e per la Società nel suo complesso.
Ma vorrei concretizzare queste mie considerazioni con riferimenti più precisi, da me vissuti in prima persona, a partire dal 1960, se ben ricordo, con l'abolizione dell' "esame di ammissione", una tappa obbligata dopo la fine delle "elementari", per affrontare il gradino successivo ed essere ammessi in "prima media". A mia memoria questo gradino che vagliava la preparazione del bambino e lo preparava ad affrontare un ambiente affatto diverso, non era un inutile inciampo ma una verifica della preparazione complessiva, didattica ed emotiva e certamente utile a considerare con la dovuta serietà il processo di crescita intellettuale ed umana. L’abolizione dei giudizi espressi con il voto nelle scuole inferiori, sostituito con un “giudizio”, giudicato meno traumatico, è stato un altro espediente per venire incontro alle esigenze dei poveri, vessatissimi fanciulli. La cosa rasenta il ridicolo, ma c’è molto poco da ridere se si pensa che la scritta “NON PROMOSSO” al posto di “BOCCIATO”, al di là dell’apparente attenzione all’aspetto umano del “trauma”, non è che un indice della superficiale attenzione all’ aspetto realmente importante della didattica che è quello di formare persone capaci di affrontare la durezza della vita in tutte le sue manifestazioni e di svolgere il proprio compito con la dovuta professionalità. Un illustre pedagogista che negli anni settanta predicò, ascoltatissimo, l’estrema pericolosità di agire con severità nei confronti del fanciullo, la qual cosa avrebbe creato in lui spaventosi complessi, è stato smentito dai fatti ed ha avuto, almeno, il coraggio di dichiarare di aver sbagliato tutto nel constatare che era l’atteggiamento eccessivamente indulgente a indurre comportamenti negativi nel ragazzo e, poi, nell’adulto, perfino in relazione alla diffusione incontrollata di comportamenti violenti e alla sempre più diffusa illegalità che caratterizza i nostri tempi ("VIETATO VIETARE" di Benjamin Spock).
Anni dopo, l'abolizione dello studio del LATINO alle medie. Quante volte ho ringraziato il caso di aver potuto conoscere quella lingua "morta", quanto mai viva e vitale nel formare la persona, consentendo lo sviluppo dialettico, la sua crescita culturale che non si ferma certo alla capacità di tradurre i testi antichi, quanto alla capacità di PARLARE e di LEGGERE in modo corretto e di interpretare a fondo il significato delle parole. Solo coloro che possono verificare sul campo le diverse capacità espressive degli alunni "di un tempo" con quelli d'oggi che non esito a definire "volontariamente DISLESSICI", possono capire quanto sia stata negativa quella scelta! Ho assistito quotidianamente alle penose performances degli studenti delle scuole SUPERIORI, incapaci di intendere anche le parole più comuni, incapaci di leggere correttamente una frase rispettando la punteggiatura (anche al quinto anno...), incapaci di scrivere senza fare moltitudini di banalissimi errori di grammatica...
Insieme al latino sparì presto, in pratica, anche l'insegnamento di EDUCAZIONE CIVICA: oggi mi "diverto" a chiedere a ragazzi di 17/18 anni il nome del Presidente della Camera o del Senato... perfettamente sconosciuti! A stento qualcuno ricorda il nome del Presidente della Repubblica! E poi fu la volta della GEOGRAFIA e ricordo che una diplomata ragioniera, qualche tempo fa, era convinta che Ferrara fosse un paesino del sud Italia!
Un'altra bella pensata fu di permettere la prosecuzione degli studi all'Università a tutti coloro che avevano conseguito un diploma in qualsivoglia tipo di scuola. Prima d'allora, chi aveva un diploma conseguito all'Istituto d'arte non poteva certo accedere direttamente a Medicina, ma, com'era più logico, ad Architettura. Qualcuno si lamenta del proprio medico che non sa diagnosticare correttamente un malanno o riceve pareri diagnostici che si rivelano palesemente errati se non nefasti? Di che cosa dobbiamo meravigliarci?! Non poteva ottenersi che un tal genere di risultato da quella decisione, insieme a molti altri guai che vedono la mancanza di professionalità (che ha il suo fulcro nella CULTURA) al centro di sciagure anche gravissime che la cronaca ci racconta. Ma anche questa decisione andava nella direzione di facilitare la vita agli studenti e fu quindi salutata gioiosamente e fatta passare come progressista.
In linea con quest’indirizzo, bisogna anche annotare la decisione di rivalutare il diplomino conseguito dopo tre anni così da permettere a coloro che ne avevano abbastanza di studiare e non volevano sprecare altri anni per acquisire la Maturità, di accedere alla “carriera di concetto”, ecquiparando il modesto titolo ottenuto con esami interni a quello conseguito affrontando esami di Stato, con commissioni formate da docenti esterni. Un ulteriore mazzata alla serietà della Scuola, a mio parere; le ragioni “sociali” non possono essere anteposte alle esigenze relative alla serietà e qualità del lavoro, non prevedendo che un tal modo di procedere non può non generare situazioni catastrofiche sul piano del funzionamento della stessa vita sociale. A tutti è capitato di chiedere informazioni a dipendenti assolutamente incapaci nei vari pubblici uffici, ricevendo risposte, quando va bene, del tutto inadeguate e contraddittorie.
Altra mazzata: l’abolizione della regola che dichiarava automaticamente respinto l’allievo che aveva superato un certo limite di assenze. Oggi l’alunno può tranquillamente presentarsi ad un numero limitato di lezioni, sicuro di farla franca perché il gran numero di assenze non è motivo di bocciatura. La presentazione delle"giustificazioni" è, peraltro, diventata una pagliacciata: ho visto motivazioni del tipo "delusione calcistica", "elioterapia" (con evidente e beffarda allusione alla "forca" passata a prendere il sole), "stanchezza cronica", "mancato risveglio", tutte giustificazioni debitamente controfirmate dalle Autorità scolastiche preposte a quest' ufficio (conservo alcune fotocopie per mio divertimento...). Ma il più delle volte i ragazzi (e i loro genitori) non si curano affatto di giustificare le assenze confidando nell'andazzo studiato per togliere autorità ai docenti a favore di una vergognosa impunità, venendo meno lo stesso motivo fondamentale per il quale la "giustificazione" dovrebbe esser presentata.
Ancora un’altra perla: l’abolizione della regola che la condotta influisce sulla valutazione. In pratica il temuto “sette in condotta” diventa qualcosa di cui fregarsene altamente. Il ragazzo può tranquillamente comportarsi come gli pare, tanto, se va bene il rendimento scolastico (e su questo ci sono molte altre scappatoie descritte di seguito), il voto basso di condotta non determina affatto una contrazione in negativo del giudizio finale. Prima il basso voto di condotta era motivo bastante per respingere un alunno, indipendentemente dalle sue capacità. Oggi tutti sanno che problemi gravissimi come droga e vandalismo sono all’ordine del giorno nella Scuola. Ma è un fatto più unico che raro che uno studente venga “sospeso”; personalmente in trenta e più anni di lavoro ho registrato l’applicazione di tale provvedimento una volta soltanto, ma senza alcuna conseguenza sul piano pratico essendo stato tale alunno ugualmente promosso agli esami, nonostante l'inquietante gesto di cui fu protagonista.
Ma è in tempi recenti che si è toccato il fondo con l’abolizione degli esami di riparazione e la formulazione dei concetti di “debito” e “credito” formativo, con direttive confusionarie, approssimative e dannosissime perfino sul piano del comportamento e della disciplina, come ogni docente sa bene conoscendo l’attuale situazione al limite del collasso. E i ragazzi non si son lasciati sfuggire l’occasione ed ecco che non è raro il caso dell’alunno che sceglie di trascurare completamente quelle materie a lui non gradite, non presentandosi in classe nelle ore ad esse dedicate, sicuro di poter contare ugualmente sulla promozione, sia pure portandosi dietro quelche “debito formativo” che, nell’anno successivo, viene molto facilmente azzerato dato che, molto spesso, appare più facilmente un mero “incidente di percorso” anziché una deliberata e sciagurata scelta dell’alunno, fatta nell’assoluta impotenza del Consiglio di classe, tutto preso dall’assurda “cabala” dei calcoli numerici che vengono fatti conteggiando “debiti” e “crediti” in un demenziale, freddo elenco fatto di cifre dal cui ammontare dipende la sempre più sicura promozione e la sempre più improbabile bocciatura. In quanto ai “crediti”, ovvero quegli aspetti delle attività dello studente che sono considerati degni di “considerazione numerica” a suo vantaggio, possono riguardare attività assai lontane dai programmi scolastici, come, ad esempio, l’appartenenza ad una “squadra di calcio”, l’insegnamento del “catechismo” in qualche sacrestia, l’aver seguito un “corso” di apprendimento esterno alla scuola INDIPENDENTEMENTE dal suo esito.
E a proposito di corsi esterni alla scuola, voglio denunciare l’assoluta ingiustizia che si sta perpetrando, sotto copertura legale, con il permesso a scuole private di far svolgere A PAGAMENTO i suoi corsi ALL’INTERNO dell’Istituzione pubblica. Gli alunni che se lo possono permettere non solo frequentano questi corsi aggiuntivi, ma ne ricavano perfino vantaggi riguardo alla valutazione finale con “crediti” comprati. Gli studenti che non possono fare ciò sono danneggiati due volte. Ma anche questo è progresso, secondo le attuali disposizioni. Non ho MAI sentito una parola di riprovazione da parte di alcuna componente della Scuola e, men che meno, dai sindacati o dagli alunni stessi. Tutto è impantanato nella completa apatia, nel più profondo disinteresse, come se tutto ciò fosse normale. Le “lotte” che si intraprendono di tanto in tanto da parte degli studenti, hanno ben altri motivi di fondo, perlopiù politici. Tutto il resto non interessa.
E veniamo agli esami di Stato. Tempo fa era ammesso a far parte della Commissione un solo insegnante della scuola, il cosidetto “membro interno” (questo termine, occasione di innumerevoli lazzi e sberleffi tra i docenti, la dice lunga sull'intelligenza e la preparazione dei nostri legislatori...). Si è arrivati a stabilire che l'intera Commissione sia composta da insegnanti interni alla scuola con la sola presenza del Presidente come membro esterno. Il metro di valutazione si è paurosamente abbassato toccando livelli davvero infimi. Quelle prove d’esame che solo dieci anni fa sarebbero state considerate assolutamente inadeguate, oggi sono più che sufficienti per un giudizio positivo. Le “scene mute” sono all’ordine del giorno e, in caso di giudizio negativo, son tali e tante le procedure da seguire per “giustificare” la “non promozione” (giudizio che non deve apparire nei tabelloni dei risultati esposti per ragioni di “privacy”) che si avverte netta una velata minaccia incombente su quei commissari che vorrebbero respingere, ahiloro! gli studenti asinelli. E’ ovvio che i risultati finali sono sempre più spesso esaltanti! I commissari sanno benissimo a cosa vanno incontro in caso di giudizi men che positivi: ricorsi, rifacimento degli esami, interruzione delle ferie… Ma quello che conta, si ha l’impressione, sono i miliardi risparmiati dallo Stato che dovrà pagare il solo Presidente esterno, mentre qualche tempo fa i soldi da sborsare erano di più poiché i vari commissari esterni alloggiavano di solito in alberghi a quattro stelle… Che importa se una commissione composta quasi esclusivamente dagli stessi insegnanti delle classi sotto esame PUÓ GENERARE QUALCHE DUBBIO sull’imparzialità del giudizio? Ma poi, quale giudizio si può formulare su studenti del quinto anno delle Superiori il cui livello di apprendimento equivale a quello di alunni di quinta elementare di trent’anni fa? Con che coraggio si pretenderebbe un grado di conoscenza adeguato quando nello stesso mondo accademico universitario c’è una analoga situazione di degrado culturale per cui alcuni degli stessi docenti sono spesso di mediocre profilo formativo? L’attività delle commissioni è in massima parte indirizzata alla definizione “numerica” del valore degli studenti, un fatto di inaudita e scandalosa gravità che solo poco tempo fa sarebbe stato giudicato tale, mentre oggi è prassi comune e accettata con rassegnazione. Spesso accade che ragazzi più preparati abbiano un punteggio inferiore rispetto ad altri dalle capacità assai più ridotte a causa della farraginosità del metodo di valutazione affidato più alla calcolatrice che alla discussione tra gli esaminatori. Le stesse prove sono un esempio di enorme regresso intellettuale: i ragazzi devono compilare dei questionari apponendo delle crocette, come in un esame per ottenere la patente di guida!
Per mettere a a tacere in qualche modo i docenti, eternamente mal pagati ed eternamente scontenti di essere trattati come l’ultima ruota del carrozzone statale, privati gradualmente di quei piccoli, insignificanti, ma pure utili vantaggi, se non altro come riconoscimento di un ruolo pur sempre importante sul piano morale (visite gratuite nei musei; sconti sui viaggi su ferrovia…), ultimamente si è pensato di mettere in piedi un sistema di valutazione dei meriti: dare qualche lira in più ai “più impegnati”. Ma più impegnati IN CHÉ? Non certo a coloro che svolgono meglio il loro compito di insegnanti, no, ma solo a chi fa parte di “commissioni” che si occupano dei più disparati argomenti. Avviene, così, che basti semplicemente dichiarare di aderire ad una di queste commissioni per aver diritto ad accedere al “fondo speciale” gestito in modo più o meno misterioso, indipendentemente dall’impegno profuso in tale attività. Sono stato testimone di questa avvilente corsa all’accaparramento di incarichi, spesso assolutamente irrilevanti, se non inutili, in commissioni che si riuniscono tre o quattro volte l’anno per “discutere”. Gli insegnanti che non si irreggimentano sono esclusi dalla spartizione del pur misero bottino, anche se svolgono il loro lavoro con sacrificio ed in misura non richiesta dalla burocrazia. Può accadere, ad esempio, che grazie all’impegno anche extra-scolastico di un docente, si ottengano premi e riconoscimenti per la scuola o per gli studenti; non solo il professore non otterrà, nove volte su dieci, alcuna gratificazione, nemmeno sottoforma di una stretta di mano, ma le poche lire che sarebbero destinate a premiare tale iniziativa, se quest’ultima non è stata prevista all’interno di un farraginoso iter burocratico da attivare entro determinati periodi, saranno certamente perse. E comunque la valutazione del “valore venale” delle iniziative è demandata agli organi dirigenziali della scuola, spesso assai “distratti” e assai poco interessati a questioni che non siano quelle strettamente legate agli aspetti meramente burocratici. In altre parole, come al solito, a trarre un vantaggio da questa situazione è soltanto quel docente che “sa come muoversi” tra moduli, richieste scritte e protocollate, scadenze, terminologie degne di Franz Kafka, oltre, s’intende, alla sua capacità di mantenere “buoni rapporti” con chi ha in mano la situazione. E tra breve sarà il solo Dirigente scolastico a dettare i termini di merito, senza nemmeno un Collegio docenti o un Consiglio d’Istituto, prossimi alla soppressione, a vagliare in qualche modo le sua decisioni... Ancor più grave è il fatto che i docenti anzichè preoccuparsi di mettere al primo posto l'insegnamento, sono tutti presi dai molteplici quanto spesso futili "progetti" aderendo ai quali è possibile raggranellare qualche soldino in più e far "bella figura" come docenti "attivi" e "impegnati". In altre parole, il vero impegno del docente è fare ciò che non ha niente o poco da spartire con il motivo per cui si è stati assunti nella Scuola: INSEGNARE... Avviene così che, essendo fortemente ridotto il tempo da dedicare allo studio vero e proprio, l'apprendimento delle materie viene limitato ad una minima parte: si studia, quindi ad esempio, il tal personaggio storico e si trascura di inserirlo nel giusto contesto, come in una sorta di quiz a premi dove ciò che conta non è la cultura ma il NOZIONISMO, entrato prepotentemente perfino negli esami di Stato. Non stupisce ascoltare le angoscianti "confessioni" dei maestri elementari che svolgono essi stessi i temi assegnati ai loro alunni di quinta che non sanno nè leggere nè scrivere. Recentemente ho notato che qualcuno si sta rendendo conto di questa gravissima situazione e si parla nuovamente, per esempio, di ripristinare gli esami di riparazione... A parte le rabbiose reazioni che si sono subito manifestate al solo ventilare di questa ed di altre iniziative "retrogade"da certa parte del mondo politico, quanta vergogna nel constatare che le "RIFORME" che ci sono state ammannite come esempio di progresso civile e si sono rivelate mera immondizia culturale! Come, come non credere a Beppe Grillo (http://it.youtube.com/watch?v=OyfEDp4TvxQ)???!!!

Questa è la situazione della Scuola oggi; eppure si parla continuamente di riforme presentate da questo o quel Governo come “toccasana” di una situazione che è tale proprio a causa di riforme precedenti. Sembrerebbe che tutto sia perduto. E invece esiste una parte dell’Istituzione scolastica che è immune da questa catastrofe: non è una scuola in particolare. Non è una corrente di pensiero o una posizione politica. E’ composta da quegli studenti e quei docenti che lavorano davvero, in silenzio, obbedienti ad una sola legge morale non definita (e indefinibile) in alcun codice: lavorare con coscienza. Il loro numero, contrariamente a quanto si pensa, è elevato, e basta per ridare fiducia. Essi non hanno bisogno di riforme, di imposizioni, di burocrazia, di limiti, di “regolamenti d’Istituto”, di presidi rampanti, di note sul registro di classe, di giustificazioni. Essi sanno che i veri valori non dipendono da alcuna riforma, da alcun Ministro dell‘Istruzione, da alcun Governo o posizione politica. Perché chi fa il suo lavoro con passione, per insegnare e per continuare ad imparare, rappresenta davvero la ragione stessa d’esistere della Scuola.

Aggiornato il 10 giugno 2008


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